Il Mattino, lunedì 18 gennaio
1999
Quella seducente via di fuga chiamata
fantasia
Aldo Carotento
Anche la terra potrebbe avere il
suo doppio, almeno così pare, stando alla recente
scoperta di un corpo celeste nella nostra galassia,
che per dimensioni e per distanza dal "suo Sole"
vanterebbe le stesse possibilità di vita del
nostro pianeta.
La notizia non è poi così nuova, nel senso
che sono secoli che l'uomo vagheggia l'esistenza di
altre forme viventi e questo avvenimento sembrerebbe
confermare il fatto che la fantasia ha sempre un prodigioso
potere avveniristico. Di ciò dobbiamo essere
grati alla rivoluzione copernicana che, strappato l'uomo
alla prigionia del suo egocentrismo, ha aperto l'orizzonte
scientifico all'esplorazione degli infiniti spazi stellari.
Tuttavia se la scienza ha bisogno di prove, ed è
quindi legata all'immanenza delle sue scoperte, ben
più lontano può arrivare la fantascienza
che, avvalendosi dell'immaginazione, può permettersi
la libertà di vagheggiare l'invisibile. Non sempre
il frutto di queste divagazioni è irreale; più
spesso finisce per anticipare i tempi. Ci basti pensare
al libro di Verne Dalla Terra alla Luna, che anticipava
di quasi un secolo lo sbarco sulla superficie lunare
del prima astronauta.
Tuttavia, a prescindere da quella che potrebbe essere
una esemplare constatazione scientifica, trovo interessante
capire perché gli uomini abbiano un tale bisogno
di pensarci "altrove". Un "altrove"
che, man mano che si allargano gli orizzonti della conoscenza,
si fa sempre più lontano e radicalmente estraneo
al nostro modo di vivere.
Un tempo prendeva le forme della fascinazione per tutto
ciò che fosse esotico, per l'isola "che
non c'è", sconosciuta alle mappe e alle
rotte turistiche. Ma oggi neanche la Polinesia è
più quel paradiso terrestre vagheggiato dai viaggiatori
solitari. Ecco, allora, che la terra dell'avvenire diventa
la Luna, Marte o, ancora più lontano, le galassie
di Star Trek. Qualunque luogo pur di sfuggire ai mali
e alle ingiustizie che assillano la nostra vita. C'è
chi vagheggia, attraverso l'esistenza di popolazioni
extra-terrestri più evolute, il sogno di una
società più equa e pacifica, che abbia
superato i disagi del progresso e gli attriti di una
crescente densità demografica, come se il solo
immaginarlo fosse già liberatorio.
Ma la libertà non nasce dalla fuga: ciò
significherebbe sottrarsi ad una prigionia per crearne
una nuova, poiché i limiti umani sono sempre
gli stessi e quello che non si è riuscito a risolvere
a casa propria, nel proprio intimo, non si risolverà
certo a casa d'altri. Il colonialismo, con i suoi danni
incalcolabili alle culture locali, è la più
evidente dimostrazione del fallimento di una simile
illusione abbiamo semplicemente contaminato con i nostri
mali altri spazi, altre tradizioni.
Il fisico Freeman Dyson, che da molti anni si è
dedicato alla divulgazione scientifica, nel suo ultimo
libro: ”L'importanza di essere imprevedibile"
(Di Renzo Editore) ci mette in guardia proprio da questo
pericolo: l'esplorazione dello spazio e le ricerche
che mirano al "colonialismo" planetario potrebbero
diventare un'arma a doppio taglio. C'è il rischio,
infatti, di trasformare la galassia in un'enorme pattumiera,
in cui riversare tutti i prodotti di scarto pochi graditi
al progresso. La sua coerenza di scienziato, unita a
una buona dose di immaginazione, lo portano a cercare
nello spazio non una via di fuga, bensì un ausilio
ai problemi che affliggono il nostro pianeta. Psicologicamente
si potrebbe dire lo stesso; l'incontro con l'alterità
rappresenta un nuovo punto di vista, attraverso cui
guardare alla propria vita con occhi diversi. Questo
improvviso estraneamente, che prende il nome più
comune di "seduzione", ci consente di attivare
nuove energie per affrontare i problemi di sempre. Non
è forse tipico dell'innamoramento il sentimento
di essere invincibili?
Il fascino dell'altrove consiste dunque in questo: nell'attivare
la speranza di altre possibilità, permettendoci
di non soccombere sotto il peso dei mille problemi quotidiani
e portandoci a una distanza di sicurezza nei territori
della fantasia, dove è ancora possibile credere
in futuro migliore. Ma la vera scommessa con la vita
comincia quando torniamo con i piedi sulla Terra.